Il Fenomeno della pirateria nel Mediterraneo Antico – L’intervento romano sino a Pompeo

Il fenomeno della pirateria nel Mediterraneo è un fenomeno antichissimo e largamente diffuso in varie parti del Mediterraneo; la pirateria, infatti, era praticata dalle popolazioni delle Baleari, di Creta, delle Baleari, del Libano e di alcune zone dell’odierna Libia (dove i pirati stabilivano le loro basi), ma anche da varie popolazioni delle coste dell’Adriatico.
Nel corso degli anni Roma ha concentrato, spesso, la sua attenzione su queste popolazioni e su tale fenomeno intraprendendo numerose guerre contro i pirati adriatici, basti pensare alla prima guerra illirica del 229 a.C., alla prima guerra istrica del 221 a.C., alla seconda guerra illirica nel 219 a.C. e alla seconda guerra istrica del 178-177 a.C.; tali guerre hanno avuto l’effetto di eliminare il fenomeno della pirateria non in maniera definitiva tanto che esso ha continuato a ripresentarsi periodicamente.
Tanto che lo stesso Giulio Cesare, ancora giovane, nel 73 a.C. tornando da Rodi verso l’Italia temeva di essere attaccato dai pirati nella traversata del Canale di Otranto.
Ma chi erano i pirati in realtà? Le fonti usano diversi termini per indicare quello che in greco si definisce πειρατής, che dal punto di vista etimologico deriva dal verbo πειράω «tentare, assaltare, rischiare» e dal suffisso τής «agente» da cui deriva il termine latino pirata; accanto al termine πειρατής, tuttavia, si adoperavano anche altri termini come λῃστής che significa al tempo stesso pirata, brigante, ladro proprio perché l’arco di attività del pirata non era soltanto il mare e, talvolta, il pirata, il bandito nel racconto delle fonti si confondono vista la sovrapposizione delle loro attività.
Appiano è una delle principali fonti sulla nascita e la crescita del fenomeno della pirateria che, lo stesso, descrive come un fenomeno che è partito dalla Cilicia diffondendosi in tutto il Mediterraneo fornendo notizie anche sulla organizzazione logistica dei pirati che navigavano dapprima con scialuppe
veloci e per, poi, iniziare ad utilizzare anche delle imbarcazioni più importanti e potenti come biremi e triremi. Nel racconto di Appiano si legge delle scorrerie dei pirati che si abbattevano sulle città non fortificate, che prendevano le città fortificate scavando gallerie sotto le mura, che organizzavano veri e propri assedi, che sequestravano i più ricchi per ottenere un riscatto, che trattenevano presso di loro incatenati degli artigiani per lavorare al loro servizio, che cercavano da soli materie prime per costruire le loro navi.
Sempre secondo Appiano il fenomeno ebbe, inizialmente, come base principale la Cilicia (una zona sulla costa mediterranea dell’Asia Minore a sud dell’odierna Turchia, precisamente l’odierna costa meridionale della Turchia compresa tra Alanya e il golfo di Iskenderun) successivamente divenuta non più la sede dei solo pirati cilici ma la base comune dei pirati del Mediterraneo, tanto che Appiano scrive che se ne ebbero in breve tempo decine di migliaia che navigavano sino alle Colonne d’Ercole cioè sino all’attuale stretto di Gibilterra.
Un fenomeno, pertanto, che parte in modo più o meno inosservato, tra il 140 e il 100 a.C., per poi incrementarsi sempre più tanto che gli attacchi marittimi si estendono alla terraferma, dalle scialuppe veloci si passa a navi più pesanti (biremi e triremi) trasformandosi da un fenomeno che si poteva facilmente controllare ad una situazione gradualmente incontrollabile.
I pirati non si limitavano ad attaccare le navi in alto mare ma spesso si avvicinavano alla costa attaccando sia i porti che l’entroterra configurandosi come una minaccia intangibile e invisibile ma che poteva improvvisamente diventare vicina e concreta; per alcuni versi simile al fenomeno delle incursioni saracene che si verificarono a partire dell’VIII-IX secolo d.C. sulle coste dell’Italia e di gran parte del Mediterraneo.
Uno dei principali motivi della scelta della Cilicia era legato alla conformazione del territorio caratterizzato dalla presenza di promontori rocciosi e pareti a picco sul mare che consentivano una visuale molto ampia sul Mediterraneo in particolare sul tratto tra la costa turca e l’isola di Cipro che anticamente era battuta dai traffici commerciali. Tale posizione non solo consentiva di vedere con anticipo le navi avvicinarsi e, quindi, di organizzare l’attacco ma al contempo era anche un ottimo rifugio in quanto era difficilmente raggiungibile e attaccabile anche via terra tanto che un esercito
che avesse voluto espugnare questi ricoveri con un attacco terrestre avrebbe incontrato delle notevoli difficoltà; un esempio è offerto dalla base di Corachesion, in Cilicia, caratterizzata da uno stretto istmo che quasi isolava il centro rispetto all’entroterra.
Secondo Strabone un episodio diede una prima spinta al fenomeno della pirateria in Cilicia intorno al 140 a.C. e rientra nelle lotte dinastiche tra i re di Siria e i loro pretendenti usurpatori del trono tra i quali vi era un certo Diodoto il quale organizzò in Cilicia una piccola flotta con l’ausilio degli abitanti del luogo e con questa flotta attacca la costa della vicina Siria anche se il tentativo di impadronirsi del regno di Siria non riesce; secondo Strabone i cilici da questo momento iniziano la loro attività piratesca e anche dopo la morte di Diodoto continuano sia nelle loro incursioni sulla costa della Siria sia ad attaccare le navi che avevano la sventura di passare da quelle parti e soprattutto gradualmente iniziano ad indirizzare l’obiettivo dei loro attacchi anche verso il mare Egeo cioè anche verso occidente; il fenomeno prosegue relativamente indisturbato per una 30/40 anni cioè fino alla fine del II secolo a.C. perché viene tollerato o sottovalutato.
Una delle cause del diffondersi, indisturbato, del fenomeno è da individuarsi, secondo alcuni, in un trattato di pace che era stato firmato 50 anni prima nel 188 a.C. ( la cosiddetta pace di Apamea successivamente alla guerra tra i Romani e il re di Siria Antioco III) e nel quale tra le varie clausole vi era la distruzione quasi totale imposta da Roma al re Antioco III della sua flotta; la flotta di Antioco III era stata l’unica in grado di esercitare una pulizia dei mari abbastanza efficace ma viene ridotta a soli 10 navi le quali oltretutto non potevano oltrepassare nella navigazione verso occidente un determinato limite.
I romani in questo in questa fase storica hanno interessi diversi; intanto non c’è una presenza stabile di Roma nel Mediterraneo orientale e gli interessi geopolitici tra il 140 e il 130 a.C. sono rivolti verso la Spagna dove c’è una guerra che si trascina da decenni.
Bisogna giungere al 102 a.C. per avere notizia di una prima guerra piratica; il pretore del 102 Marco Antonio, il quale aveva ottenuto l’incarico di reprimere la pirateria, intraprende una guerra contro i pirati cilici e li distrugge. In realtà non ci sono fonti che descrivano come si svolse tale campagna e non si conoscono i motivi per cui si svolse; si potrebbe ipotizzare che l’intervento
romano sia la risposta ad una richiesta degli alleati greci tanto più che nel 102 i romani hanno problemi lungo i loro confini infatti nel 102/101 a.C. si risolve la guerra contro Cimbri e Teutoni considerati minaccia per una invasione da nord.
Nel 100 a.C., cioè due anni dopo, si può osservare quella che appare essere una svolta ufficiale; viene emanata, infatti, una legge (Lex de piratis persequendis o lex de Provinciis Praetoriis) che in realtà si rivolgeva principalmente ai governatori di Asia e Macedonia stigmatizzandone compiti e competenze e che cercava di tutelare, sulla scia della spedizione di Marco Antonio in Cilicia, il commercio di Roma con l’oriente che aveva raggiunto la massima diffusione in quegli stessi anni.
Cosa accade nei successivi 90 anni non si conosce poiché della storia romana tardo repubblicana questo è il periodo che si conosce meno poiché le fonti sono andate in gran parte perdute; tuttavia quando ritroviamo delle fonti che trattano dei pirati tale fenomeno appare aver fatto un salto di qualità tanto che risulta che essi siano impiegati da Mitridate, re del Ponto, accanto alla sua flotta regolare nel corso delle cosiddette guerre mitridatiche che vedono due fasi, una che va dall’anno 89 all’anno 85 a.C. e una seconda fase che va dal 74 d.C. in poi. Due fonti, Plutarco e Appiano, raccontano che Mitridate chiese ai pirati di appoggiare le sue operazioni marittime; in particolare Plutarco dice che l’attività dei pirati, inizialmente partita dalla Cilicia, aveva ottenuto nuova linfa durante la guerra di Mitridate essendosi messi al servizio del re ed ottenendo un salto di qualità tanto che le fonti li descrivono a fianco della flotta di Mitridate o anche da soli impegnati in azioni di attacco e di disturbo nei confronti della flotta romana. Vi sono non meno di sei/sette episodi in cui la flotta romana è coinvolta in scontri non soltanto con la flotta di Mitridate ma con la flottiglia piratica che lo appoggia e in particolare c’è un episodio, relativo alla seconda fase della guerra, nel quale una piccola imbarcazione piratica mette in salvo Mitridate; durante una tempesta la nave ammiraglia della flotta pontica sta per affondare ed è un pirata Seleuco a raccogliere Mitridate sulla sua piccola imbarcazione a portarlo sano e salvo sulla terraferma.
Tra il 78 e il 67 a.C. vi furono alcune campagne di alcuni magistrati romani che ebbero come obiettivo principale la lotta contro i pirati; dal 78 al 74 c’è la lunga campagna in Asia Minore di Publio Servilio Isaurico, il quale ottenne il
governo proconsolare della provincia di Cilicia; una campagna che portò alla cattura di un gran numero di pirati e Cicerone racconta nelle Verrine, che risalgono al 70, lo spettacolo dato dal ritorno in Italia di Servilio Isaurico con questa enorme quantità dei pirati che venivano fatti sfilare e la gente accorreva da ogni parte per vederli perché erano un nemico nuovo e soprattutto era nuovo il fatto di vederli sfilare in catene perché stavano cominciando a diventare un incubo.
Altre due, anche se abbastanza limitate come portata, sono quella di Marco Antonio dal 74 al 72, di cui sappiamo che finisce malissimo perché il magistrato romano muore in prigionia, e quella di Metello Cretico da 69 al 67 che è indirizzata contro l’isola di Creta accusata di sostenere e di alimentare la pirateria oltre che di aver offerto rifugio ai pirati.
Sullo sfondo della terza guerra mitridatica la situazione volge al peggio, la situazione di instabilità creatasi in Asia spinge i pirati a cambiare il loro territorio di attività spostandosi ad occidente tanto che gli attacchi sulle coste cominciarono ad avvenire anche in Italia; le fonti forniscono notizie su attacchi contro la Sicilia, la Campania, Brindisi, l’episodio dei pirati sulla via Appia, fino ad arrivare ad Ostia il porto di Roma, i pirati arrivano ad Ostia e a questo punto è il panico anche perché non si tratta soltanto dei saccheggi che avvengono ma vi è anche il fatto che i pirati controllando buona parte o disturbando buona parte delle rotte commerciali nel Mediterraneo occidentale impediscono i rifornimenti e ciò costituisce un problema sia per il sostentamento della popolazione della città di Roma sia evidentemente per il rifornimento degli eserciti.

https://uniroma.academia.edu/DomenicoOliva

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