La religione romana tra creatio e inauguratio

Riflessioni di ordine sociologico

Una riflessione di natura sociologica sui primi secoli della religione nella Roma antica non può prescindere da una considerazione sulla religione romana tra creatio e inauguratio e rende, forse, ancora più pregnante lo scopo della sociologia intesa come studio dei fenomeni sociali e dei meccanismi attraverso i quali gli stessi ne creano di nuovi. Prendendo a modello i due principali modelli storici di indagine inevitabilmente interconnessi tra loro, quello funzionale e quello evolutivo, nell’ambito della sociologia delle religioni, si comprende quanto la religione “della fondazione” abbia inciso sugli equilibri di potere, e quindi sociali, nella società romana primordiale e del periodo monarchico.

Nella Roma antica della monarchia grande parte dei sacerdoti era riunita in collegi sacerdotali sulla base dei compiti che ciascuno di essi vedeva attribuiti e il loro ingresso all’interno del collegio avveniva attraverso la designazione da parte dei componenti dello stesso collegio;  tale sistema resta invariato fino al 212 a.C., anno dal quale il Pontefice Massimo appare essere eletto non più dal collegio ma da appositi comitia; successivamente anche i membri dell’intero collegio sacerdotale vennero eletti dai comitia, sia pure con evidenti limitazioni; parliamo, però, già di epoca repubblicana.

In questa fase storica successiva l’indagine sociologica passa ad un livello ulteriore che percepisce la religione, incardinata in una società già più evoluta, in relazione agli altri elementi della società e nella sua funzione non più fondatrice bensì modificatrice di una società già evoluta o, comunque, ad un livello evolutivo superiore.

La preclusione del popolo nella cooptatio dei sacerdoti costituiva una limitazione che, per alcuni versi, creava una separazione di ordine sociale motivata dalla circostanza che i poteri sacerdotali fossero di natura divina e non traessero la loro origine dal popolo.

E’ su tale fondamento che la creatio, ovvero la designazione del sacerdote, dovesse essere “ratificata” dalla inauguratio consistente in una cerimonia esclusivamente religiosa attraverso la quale il nuovo sacerdote  entrava in contatto  con la divinità acquisendo il suo pieno ed esclusivo ruolo.

Il popolo, pertanto, non  partecipava assolutamente nè alla designazione nè alla investitura del sacerdote il quale era considerato pubblico perché del popolo e non dal popolo.

Il metodo funzionale sociologico, pertanto, ci permette di considerare il tessuto sociale Romano come  un sistema basato su un equilibrio garantito dalla circostanza che il cittadino si adegua, conformandosi, ad un consenso normativo “sacro” che trova nella religione il principale elemento di integrazione del sistema sociale e che permette di trasformare la iniziale osservanza delle norme  giuridiche in un successivo valore sociale.

La diversa collocazione su piani differenti del potere divino rispetto al potere del popolo rientra in quel concetto di pax deorum, giusto equilibrio tra le azioni umane e il favore degli dei, cui tutta la società romana tendeva e che attribuiva ai sacerdoti un ruolo di esclusività rispetto a quello del Popolo.

Un altro elemento di considerazione e valutazione sociologica relativamente alla religione romana pre-repubblicana è il diverso ruolo rivestito da patrizi e plebei nello sviluppo della stessa e, nel contempo, il ruolo marginale che viene attribuito alla plebe da numerose “dispute” dottrinarie.

I culti alimentati dalla plebe, infatti, sono stati considerati di scarso valore riguardo al contributo offerto alla religione ufficiale, spesso motivando tale emarginazione con una estraneità degli stessi ai culti autoctoni legati ai problemi sulle origini della plebe.

In realtà la differenza sociale e la differente importanza, quindi anche quella di culto, tra patrizi e plebei può ben essere individuata accettando quella tesi dottrinaria che vedrebbe, nell’originario nucleo proto-urbano o immediatamente successivo alla fondazione dell’urbe, le due categorie di pastori ed agricoltori identificarsi con quelle dei patrizi e dei plebei.

In tale distinzione, in cui si individua la prevalenza dei primi sui secondi che non godevano dei pieni diritti ma vivevano in una posizione di inferiorità, si incastona la presenza delle due feste che afferivano rispettivamente alla plebe e al patriziato ovvero dei Cerialia, legata al mondo agricolo, e dei Parilia, legata al mondo della pastorizia ma che è anche la festa della fondazione di Roma, del suo anniversario e che, pertanto, ottiene prevalenza anche politica su tutte le altre attribuendo quindi elevazione sociale ai pastori.

Successivamente ci è consentito rilevare l’elevamento delle divinità plebee alla religione ufficiale, qui soccorre nuovamente il secondo livello di indagine sociologica rivolto alla relazione tra religione ed altri fattori della vita sociale dell’Urbe, testimoniato dalla verosimile contestuale sistemazione del calendario e probabilmente dovuto ad un assorbimento di elementi del culto plebeo, da parte del sacerdozio patrizio, perdendo parte del loro significato originario ed ubbidendo all’uso della religione romana che faceva sue divinità ad essa estranee mediante l’evocatio.

 

 

Leggi anche altro articolo

Altri argomenti correlati

Storia di Roma antica, del Mediterraneo antico e del vicino Oriente antico - La religione tra creatio e inauguratio

Laureato in giurisprudenza, ha continuato ad approfondire le sue conoscenze specialistiche nell’ambito del diritto romano e del vicino Oriente Antico. Divenuto studioso del mondo romano e magno-greco ha approfondito le sue conoscenze in storia antica con particolare riferimento alla religione e alle sue interazioni con i sistemi giuridici dell’antichità.
Ha, ulteriormente, affrontato il tema delle implicazioni sociologiche e giuridiche della religione nel mondo romano tenendo alcune conferenze e lezioni sull’antichità.

Storia di Roma antica, del...
Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial