L’ostracismo, strumento politico oltre Atene

Ostracismo: una nuova geografia

Testimonianze letterarie e ritrovamenti archeologici attestano che l’ostracismo non era un magistero solo Ateniese, ma che era applicato anche in altre poleis, conservandone le stesse caratteristiche, ossia un provvedimento straordinario per contrastare l’instaurarsi della tirannide, e utilizzava supporti scrittori, come foglie o cocci, per indicare i cittadini da colpire. I nuovi ritrovamenti, confermando anche alcune notizie delle fonti, hanno dato vita ad una nuova geografia dell’ostracismo, non più ristretto alla sola Atene, ma inserito in un contesto più vasto e articolato.

Il petalismos a Siracusa

Diodoro Siculo è la sola fonte che menziona una pratica simile all’ostracismo, nota per Siracusa con il nome di petalismos. A Diodoro si può aggiungere la voce di Esichio che parla di petalismos riferito all’ostracismo, e utilizza il termine phyllon (foglia). Il passo di Diodoro è molto importante in quanto inserisce questa notizia in un commento alla complessa situazione politica della Siracusa “repubblicana”, si riferisce infatti all’anno 454/3 a.C, ma abbraccia un arco di tempo molto più lungo. Diodoro infatti narra che i Tindaridi nel 454/3 a.C. avevano tentato di istaurare la tirannide e che i Siracusani non esitarono ad applicare contro di loro un’istituzione simile all’ostracismo che essi chiamarono petalismos, in quanto il nome di chi s’intendeva esiliare veniva scritto su foglie d’olivo (πέταλον) e non su cocci, chi veniva colpito dal provvedimento doveva allontanarsi dalla città cinque anni. Diodoro aggiunge che il procedimento fu applicato per breve tempo e, come ad Atene, non era infamate per chi ne veniva colpito, ma che aveva un carattere solamente preventivo. Diodoro non riporta altri dettagli, dunque probabilmente riteneva che i due istituti fossero identici sotto gli altri aspetti. Lo storico enfatizza, invece, il comune scopo delle due pratiche, ossia quello di prevenire la tirannide. Diodoro ben conosce l’ostracismo ateniese, infatti lo menziona ben due volte nello stesso libro in cui parla del petalismos, prima in generale e poi riguardo Temistocle, per cui inerente agli anni in cui ad Atene vigeva un governo aristocratico. Egli sempre nello stesso libro propone un confronto con l’istituzione siracusana, e ci dice che mentre ad Atene la legge rimase in vigore per molto tempo, i Siracusani l’abolirono per varie ragioni. Le ragioni di cui parla Diodoro possono così riassumere: gli uomoni potenti (androi meghistoi) venivano mandati in esilio e i cittadini amanti della città (chariestatoi), che avrebbero potuto correggere la costituzione, si allontanarono dalla vita politica della città; i “moralmente malvagi” (ponerotatoi), invece si prendevano cura della vita politica della città e incitavano la folla al disordine e all’innovazione. La logica conseguenza di ciò fu l’emergere di una massa di demagoghi e sicofanti e il diffondersi a Siracusa di una scuola oratoria ove gli uomini nuovi (neoteroi) si esercitavano. La presenza di una scuola di retorica a Siracusa è importante, infatti nasce certamente dopo la caduta della tirannide ed è ben attestata dalle fonti. Quando i tiranni furono rovesciati da un sollevazione democratica e si volle ritornare all’ante quo, si svolsero molti processi dal momento che i diritti di proprietà non erano così limpidi; dalle notizie che abbiamo sulla storia della città nel V secolo, si può affermare che i primi oratori Korax e Tesias sono attestati nei decenni successivi alla cacciata dei tiranni, in linea con quanto dice Diodoro per l’invenzione del petalismos. Sicuramente a Siracusa non si affermò un regime democratico dopo la cacciata dei tiranni, questi erano stati cacciati dagli androi meghistoi, che certamente volevano riappropriarsi delle loro terre e dei loro beni; a questi va attribuita l’invenzione del petalismos e anche la decisione di abolirlo, probabilmente troppo tardi, in quanto i neoteroi imparando l’oratoria cominciarono a partecipare attivamente alla vita politica di Siracusa. Del resto la rivoluzione democratica a Siracusa avviene con Diocle nel 413 a.C dopo la grande vittoria sugli Ateniesi e tutto il percorso di cui parla Diodoro si svolge nei 40 anni successivi alla caduta della tirannide. Alla luce di ciò si può affermare che il petalismos non fu l’innovazione di un regime democratico, ma fu voluta da una classe dirigente che temeva il ritorno di una nuova tirannide, come ad Atene. Soffermiamoci sul significato della parola petalismos che Esichio assimila a phyllon. Petalon indica nei papiri una foglia o un foglio di metallo, iscritto o destinato alla scrittura, spesso in oro; però si legge anche che il petalismos derivava dal nome delle foglie d’ulivo. Che i Siracusani scrivessero su foglie d’ulivo per esercitare la pratica del petalismos è una affermazione oramai quasi consolidata in bibliografia, ma alcuni studiosi suggeriscono un’altra ipotesi, ossia perché non ritenere che i foglietti impiegati dai Siracusani fossero di piombo, metallo tenero, tanto comune in Sicilia a tanto facile da usare? Ricordiamo che in altri luoghi del mondo greco le foglie valevano come strumenti di votazione. In Attica ricorrevano alle foglie i rappresentanti del Consiglio e i giudici dei vari demi. Verso la fine del III secolo a.C. i votanti di Iulide nell’isola di Ceo scrivevano sulle foglie i nomi dei candidati. Diodoro per Siracusa parla di foglie d’ulivo, secondo l’epigrafista Margherita Guarducci a torto, in quanto non è possibile scrivere su una foglia d’ulivo, per cui per il petalismos saranno state usate le foglie più larghe di un’altra pianta che consentissero di scrivere il nome di che doveva essere allontanato dalla città.

Naxos

Nel 2001 a Naxos sono stati scoperti quattro ostraka di pieno V secolo a.C, i primi provenienti da un sito coloniale della Sicilia. Il contesto di ritrovamento è particolarmente significativo e di grande rilevanza, infatti gli ostraka sono stati travati all’interno della prima corsia dell’arsenale navale o neoria di Naxos, una costruzione pubblica di carattere militare, destinata al ricovero delle navi da guerra. I quattro ostraka sono stati tutti rinvenuti nella parte sommatale della corsia in livelli databili alla fase post 460 a.C. dell’edificio. Infatti i dati archeologici permettono di distinguere due fasi edilizie dell’edificio; una prima fase databile tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., e una seconda fase di ristrutturazione ascrivibile al periodo post 460 a.C., che coincide con il ritorno degli esuli da Leontini e della democrazia. I neoria furono distrutti insieme alla città e alle sue mura nel 403 a.C. da Dionigi I di Siracusa. L’identificazione dei frammenti con ostraka non lascia dubbi, infatti lo conferma il contenuto del testo che, costituito dal nome seguito dal patronimico, può considerarsi canonico, infatti nome + patronimico risulta essere la formula più ripetuta sugli esemplari provenienti dall’agorà di Atene; il taglio dei frammenti appare intenzionale, per cui il vaso era stato rotto proprio per poter utilizzarne i cocci, infine il testo tende ad occupare l’intera superficie del frammento, come negli ostraka di Atene. I quattro ostraka riportano i nomi di due cittadini, due ostraka per ognuno; con questo ritrovamento tornano visibili due personaggi di rango (forse) di Naxos che verosimilmente furono sottoposti alla medesima ostrakophoria, collocabile negli anni posteriori al 430 a.C.. Questa datazione si basa sulla datazione precisa di un ostrakon, dovuta all’uso di un frammento di coppa attica a vernice nera classificabile al 440/425 a.C., e soprattutto all’iscrizione che mostra l’uso di alcune lettere dell’alfabeto ionico che indicano una data posteriore al 430 a.C.. Gli ostraka da Naxos si riferiscono ad un periodo posteriore a quello dell’esperimento siracusano, appaiono in relazione con il regime democratico che gli esuli avrebbero ripristinato nella città al loro ritorno da Leontini. Le datazione post 430 a.C. per l’ostrakophoria permetterebbe di supporre una influenza di Atene, che, alleata di Naxos già prima della Pace di Gela del 424 a.C., potrebbe aver favorito l’adozione di questo istituto da parte della città. Un aspetto particolarmente importante è il contesto del ritrovamento, infatti gli ostraka ritrovati sono i primi materiali da Naxos in diretto rapporto con la vita politica della città. Per cui bisogna chiedersi perché si trovassero nel neorion e arsenale militare. L’ubicazione dei neoria è importante. Essi, come a Corcyra o a Thasos, appaiono contigui all’agorà: le corsie di alaggio dei neoria sono parallele allo spazio dell’agorà. I due complessi sono tuttavia separati e autonomi grazie ad un forte dislivello del terreno che pone l’agorà in posizione dominate, in questa vicinanza si può spiegare la presenza degli ostraka all’interno dei neoria, che potevano inoltre essere un luogo di smaltimento degli ostraka dopo la votazione, che è da supporre avvenisse nello spazio aperto dell’agorà, come ad Atene, e sempre ad Atene, gli ostraka dopo essere stati conteggiati erano smaltiti all’esterno dell’agorà e frequentemente venivano utilizzati nelle strade vicine per il ricolmo di buche e di rifacimenti di livelli stradali. Si può quindi supporre che nei neoria gli ostraka potessero trovare una utilizzazione nelle rampe di sabbia sottoposte a continui lavori di rifacimento, ed è rimarcabile che gli esemplari ritrovati siano stati rinvenuti vicino tra loro e in un terreno sabbioso. Il numero degli ostraka è sicuramente limitato per formulare delle conclusioni, però sicuramente per la prima volta fa luce sul funzionamento della democrazia a Naxos, infatti se si considera la datazione dell’ostrakophoria post 430 a.C., la colonia potrebbe aver subito influssi da parte di Atene, che all’epoca era alleata della città.

Megera, Argo e Mileto

Nello scolio del IV sec a.C ai Cavalieri di Aristofane si legge che non soltanto gli Ateniesi praticavano l’ostracismo, ma anche Argivi, Milesi e Megaresi. Questa testimonianza per lungo tempo è rimasta semplicemente una delle tante notizie forniteci dalla commedia ed essendo priva di qualsiasi riscontro, non era stata approfondita. Negli ultimi anni, però, due ritrovamenti a Megara e ad Argo sembrano avvalorare la notizia. Nel 1984 sull’acropoli di Megara fu rinvenuta una coppa a vernice nera di piccole dimensioni e di fabbricazione locale, in base alla forma, al tipo di ceramica e alla forma delle lettere fu datata tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C.. La coppa recava all’interno un’iscrizione formata da nome + patronimico. I due nomi non siano riconducibili a individui conosciuti; in base alla tipologia dell’iscrizione si ritenne che si trattasse di una iscrizione ufficiale confrontando lo schema nome/patronimico con quello ricorrente sugli ostraka ateniesi e basandosi sulla notizia dello scolio, si giunse alla conclusione che si trattava di un ostrakon, la prima testimonianza fisica della pratica attestata a Megara dallo scolio ai Cavalieri di Aristofane. L’attribuzione di questo ostrakon ad un determinato periodo storico è stata difficile, infatti si propongono quattro ipotesi: 1)·Gli anni 427-424 a.C., quando, probabilmente, vigeva un regime democratico; 2)·l’anno 395 a.C.; 3) gli anni successivi alla battaglia di Leuttra (371 a.C.); 4) Gli anni precedenti la battaglia di Cheronea (343-338 a.C.), quando a Megara vigeva la democrazia. I periodi sono piuttosto brevi, riferiti quando il regime di Megara, sotto una forte influenza ateniese, era tendenzialmente democratico, per cui si fa risalire l’istituzione dell’ostracismo a Megara al 460 a.C., data di un’alleanza con Atene. Certamente si riconosce la natura congetturale delle argomentazioni data la scarsezza del materiale.

Nel 1985 ad Argo, durante la compagna di scavi della Scuola Francese nell’agorà, nel rinterro ai piedi di un muro, fu trovato un frammento appartenente al piede di uno skyphos a vernice nera, datato al primo quarto del V secolo a.C.. Questo recava inciso all’interno, sulla vernice nera, un nome. La forma delle lettere suggerisce per l’iscrizioneuna data posteriore di circa un quarto di secolo rispetto a quella della fabbricazione del vaso. Anche questo documento evoca l’ostracismo ateniese e sorretti dalle testimonianze letterarie, si può avanzare l’ipotesi di trovarsi di fronte al primo ostrakon rinvenuto ad Argo. Questi due ritrovamenti sembrano quindi confermare la notizia contenuta nello scolio e, nel caso di Argo, anche nella Politica di Aristotele. Sulla base di ciò che sappiamo sugli sviluppi costituzionali di Argo e Megara e sui rapporti di queste città con Atene (Argo fu per lunghi periodi alleata di Artene), può essere verosimile che l’ostracismo si fosse stato adottato nelle due città.

Riguardo Mileto la notizia dello scolio non è stata confermata da ritrovamenti riconducibili all’ostracismo, lo scoliasta potrebbe essere stato influenzato dal fatto che la città di Mileto aveva fatto parte dell’impero ateniese come Megara ed essersi confuso. Se si vuole accettare la notizia che a Mileto effettivamente era in uso un istituto simile all’ostracismo e che questo potrebbe aver esercitato un’influenza sulla pratica in vigore a Chersonesos Taurica, infatti i Milesi furono i primi fondatori della futura Eraclea, madrepatria di Chersonesos Taurica.

Chersonesos Taurica

Il caso di Chersonesos Taurica nel Ponto è di grande interesse. Nel 1990 furono presentati 25 graffiti incisi su cocci d’anfora e di ceramica a vernice nera, recanti nomi propri maschili, con o senza patronimico e datati in base alla forma del recipiente, al colore della vernice e alla paleografia, dai primi anni alla fine del V secolo a.C.. Nella prima pubblicazione del materiale epigrafico si presero in esame due possibilità: i cocci erano stati usati per l’ostracismo o per l’elezione di magistrati. Come argomento di maggior peso contro l’ostracismo di Chersonesos allora parve il fatto che i più antichi ostraka della polis sono cronologicamente antecedenti o sincroni a quelli ateniesi. Altro elemento considerato era il perché una comunità certamente piccola come quella di Chersonesos avrebbe dovuto introdurre fin dalle sua nascita un potente mezzo di lotta politica come l’ostracismo, invece di difendere tutti l’indipendenza della polis contro i barbari locali. Sulla base di queste argomentazioni si pensò che l’elezione dei magistrati fosse la scelta più logica. Anche i successivi ritrovamenti non confermarono la tesi dell’ostracismo, in quanto alcuni dei presunti cocci si datano a partire dall’inizio del V secolo a. C., ossia in un periodo in cui l’ostracismo non era stato ancora introdotto ad Atene. Si ritenne che gli ostraka potessero effettivamente servire per l’elezione di magistrati sino al 1999, anno in cui, grazie ai nuovi scavi e alle ricerche nei depositi del Museo di Chersonesos, il numero dei cocci era aumentato a 45 unità. La tesi dell’ostracismo cominciò ad essere avvalorata dal fatto che i cocci presentavano sempre più affinità con gli ostraka ateniesi che erano stati trovati nel Ceramico ad Atene. Infatti gli ostraka della colonia taurica mostrano particolarità tali che non possono essere avere assolutamente a che fare con l’elezione di magistrati, in quanto talvolta sono identici o simili a quelli ateniesi. Un ostrakon in particolare sembra cancellare i dubbi sull’esistenza della pratica dell’ostracismo a Chersonesos, infatti permette di ricostruire una serie di confronti con gli ostraka di motteggio e di insulto ateniesi, che vedono come protagonisti Megacle e Temistocle. La lettura di un altro ostrakon riconduce agli ostraka attici contro Cimone e Temistocle. Infatti Cimone nell’ostrakon è invitato ad allontanarsi con Elpinice, definendo una chiara giustapposizione tra l’attualità politica e il pubblico dileggio, infatti l’uso verbale riecheggia della commedia. La sovrapposizione linguistica tra i due casi di ostraka chersonnesi e i casi ateniesi è troppo puntuale per essere ignorata. Come per l’ostrakon riferito a Temistocle, di evidente natura oscena (katapùgon), anche per Chersonesos, rimanda ad impieghi analoghi del termine nei testi comici. Per tradizione Chersonesos Taurica è considerata una fondazione delio-eracleota e in relazione alla cacciata dei Delii nel 424 a.C.. Le fonti sono alquanto lacunose riguardo la fondazione della città, Erodoto non menziona la città ma parla di Tauri, Strabone assegna Chersonesos agli Eracloeti, Plinio afferma che Chersonesos-Eraclea ai suoi tempi era chiamata Megarice. La notizia più esaustiva ci è data dallo Pseudo-Scimno che la deriva da un geografo del III a.C. confermando che la città fu fondata da i Delii e Eracloeti in seguito ad un oracolo. Alcuni studiosi mettono in relazione gli ostraka con la fondazione di Chersonesos Taurica, che datano all’ ultimo quarto del VI secolo, in relazione alla cacciata dei democratici da Eraclea Pontica, avvalendosi della testimonianza di Aristotele nella Politica e con la purificazione di Delo ad opera di Pisistrato e la cacciata dei suoi abitanti. Recentemente è stata messa in luce la grande vitalità economica che si sviluppa in occasione della fondazione di Chersonesos, grazie alle rotte commerciali e agli interessi ateniesi nella regione, il legame con Atene, già evidente nelle attinenze lessicali degli ostraka, si rafforza in campo letterario. Infatti la rotta tauride sembra ripresa dalla Ifigenia Tauride di Eurupide che risale probabilmente al 414 a.C., il tragediografo riprende una saga mitica, più antica che nell’ambientazione barbarica, riflette l’interesse per le nuove rotte milesie e per i nuovi territori che i Greci avevano conosciuto dalla colonizzazione.

Cirene

L’ostracismo a Cirene non è mai stato menzionato espressamente dalle fonti, ma sono stati ritrovamenti archeologici a porre la questione all’attenzione degli studiosi. Nel 1993, durante gli ultimi giorni di una campagna di scavo furono ritrovati nove ostraka nella parte occidentale dell’agorà di Cirene, nei pressi di un altare circolare databile alla metà del V secolo a.C. dedicato a una divinità dalla sola epiclesi di Anax. Gli ostraka non furono rinvenuti in situ, ma nel riempimento che nella prima età ellenistica fu eseguito per rialzare il livello dell’agorà. Il nome dello stesso personaggio ricorrente su sei esemplari, il testo delle iscrizioni che consiste nella formula nome + patronimico e il fatto che le epigrafi si adattassero alla forma e alla estensione del coccio, hanno portato a ritenere che potesse trattarsi di un ostracismo e a connetterlo con l’influenza di Atene. Gli ostraka sono tutti ricavati da vasi acromi, probabilmente di produzione locale, per i quali non è possibile formulare una proposta cronologica precisa, dal momento che i frammenti sono privi di caratteristiche significative. Tutte le iscrizioni sono state incise dopo la cottura del vaso e la sua riduzione in frammenti; molte di esse si trovano nella parte interna e tutte si adeguano all’estensione del coccio, in base alla forma delle lettere si può dare una datazione probabile seconda metà del V secolo a.C. precisamente sulle ultime decadi. Probabilmente anche a Cirene l’eventuale ricorso allo strumento dell’ostracismo è conseguente all’affermarsi di un regime democratico. Tuttavia la sostanziale identità cronologica e il contemporaneo coinvolgimento di più personaggi, hanno indotto gli studiosi a ritenere che si trattasse di un ostracismo istituito non come legge duratura, ma come provvedimento straordinario una tantum. Infatti si ritiene che tutti gli ostraka si riferiscano ad un’ostrakophoria che dovette avvenire fra il 413 e il 401 a.C., nel corso di un violento conflitto fra oligarchici e democratici, quando a Cirene vigeva un regime democratico; conflitto menzionato da Diodoro. Si ipotizza che dopo la caduta della monarchia cirenaica sia seguita una fase oligarchica transitoria che avrebbe permesso un passaggio meno violento alla democrazia. Tuttavia, se come ci dice Tucidide, Cirene appoggiò lo spartano Gilippo nel 413 a.C., la democrazia non era ancora presente, in quanto ci si aspetterebbe una posizione favorevole ad Atene. Ma la conferma di una parentela politica tra Cirene a Atene sembra confermata da un punto di vista artistico. Anche in questo caso le ipotesi sono molte, ma alla viste del cursus delle vicende politiche che portano Cirene alla democrazia, può risultare un po’ artificioso voler contestualizzare la pratica dell’ostracismo nel momento in cui essa governa la città.

Efeso

È stata avanzata l’ipotesi dell’applicazione di una istituzione simile all’ostracismo ateniese a Efeso tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C.. Per Efeso siamo di fronte alla totale assenza di testimonianze epigrafiche e letterarie e l’ipotesi si basa esclusivamente su un frammento di Eraclito che riporta l’invettiva lanciata dal filosofo contro gli Efesini, colpevoli di aver “bandito” dalla polis il concittadino Ermodoro, suo amico personale. L’invettiva di Eraclito e il bando di Ermodoro sono testimoniati anche da Cicerone nelle Tusculanae. Allo stato attuale delle conoscenze risulta estremamente difficile pronunciarsi sull’effettiva introduzione dell’ostracismo ad Efeso, anche se a carattere straordinario.

Thurii

Dal 2004 la Scuola Archeologica Italiana di Atene e la Soprintendenza Archeologica della Calabria hanno ripreso la scavo sistematico dell’area cd. di Casa Bianca, all’estremità della città di Thurii-Copia. Durante la campagna di scavo del 2009 è stata aperta una nuova trincea e dopo la rimozione di vari strati antropizzati, si è arrivati ad un un piano di calpestio molto compatto, che ricopriva immediatamente ruderi tardo arcaici. Dalla rimozione dello strato proviene un ostrakon databile alla seconda metà del V secolo a.C.. Si tratta di un frammento di parete di vaso, sulla superficie esterna del frammento è ben leggibile un’iscrizione. La datazione del frammento è coerente, grazie alla presenza di una coppa a vernice nera del terzo quarto del V secolo a.C., con quella dello strato da cui proviene e può quindi collocarsi nel corso della seconda metà del V secolo a.C.. La lettura non pone problemi, infatti si tratta di un nome al nominativo e del patronimico, secondo la formula canonica. I due nomi associati non sono presenti nei principali repertori onomastici esistenti, ma sono nomi piuttosto comuni e non si prestano ad essere riferiti ad una regione in particolare, né sono presenti a Thurii nelle fonti scritte o nelle testimonianze epigrafiche superstiti. L’editore, data la natura del frammento e la certezza che sia stato graffito dopo la rottura, ritiene che possa essere stato utilizzato per una ostrakophoria. La pratica già nota fuori Atene e la forte componente ateniese dell’apoikia turina, ben documentata dalle fonti, sembrano poter fornire un qualche appoggio alla ipotesi avanzata con cautela dagli studiosi, dal momento che si tratta di un unicum. Se si arriva alla conclusione che l’ostrakon turino si possa riferire ad una ostrakophoria, la cronologia del frammento, la paleografia e il contesto stratigrafico, indirizzano inequivocabilmente agli ultimi decenni del V secolo a.C.. Infatti sappiamo che si tratta di un periodo della storia di Thurii molto travagliato e caratterizzato da una serie di rovesciamenti costituzionali documentati da Aristotele e Diodoro Siculo. L’utilizzo dell’ostracismo può essere spiegato solo nel momento in cui a Thurii prese il sopravvento il partito filoateniese e il frammento, all’attuale stato dei fatti, sembra esserne l’unico testimone.

 

Di Annamaria Giullini

17-05-2013

Archeologa. Laureata in Filologia egeo-anatolica presso Università Orientale di Napoli. Dottorato di ricerca in Preistoria dei Paesi del Mediterraneo. Archeologa presso Archeoproject.

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