Volsci e Romani il vero tesoro di Anzio, anche con incuria e crolli

La conservazione dei beni culturali e la tutela oltre che la valorizzazione dei vari siti archeologici di Anzio è, da anni, motivo di discussione e polemica; sono temi sui quali si dibatte in merito a responsabilità e competenze mentre periodicamente, nel frattempo, si susseguono crolli di parti importanti di essi. A ben poco sono valsi appelli dei vari quotidiani nazionali che, anno dopo anno, hanno evidenziato analoghi accadimenti che fanno insorgere una grande tristezza non solo tra gli addetti ai lavori o tra gli appassionati di storia antica, di arte e archeologia ma anche tra chiunque, sensibile al bene collettivo, resta attonito davanti all’incuria e all’immobilismo di coloro che sono preposti alla salvaguardia di beni di interesse storico. Tuttavia ben più grave è l’indifferenza di chi frequenta Anzio come meta turistica e ne disconosce la storia, le risorse, le potenzialità e i suoi tesori; eppure nell’antichità Antium, che comprendeva le attuali cittadine di Anzio e Nettuno, fu sito importante in quanto capitale della popolazione dei Volsci, antico popolo di origini umbre la radice del cui nome è analoga a quella di un’altra antica ed importante città, Volsini, l’attuale Orvieto. Tito Livio non nutrendo una grande considerazione dei Volsci li definiva “un popolo più bellicoso nel ribellarsi che nel condurre una guerra” eppure i combattimenti tra i Volsci e i Romani furono frequenti, soprattutto nel V secolo a.C., quando Anzio ancora ne era la capitale, finché i Volsci non vennero sconfitti e la città non entrò nell’orbita romana.

In realtà Tito Livio era di parte e non è stato molto obiettivo nella definizione dei Volsci abitanti di Anzio, Dionigi di Alicarnasso, infatti, riporta che nel 484 a.C., nel territorio prospiciente la città, i Volsci sconfissero l’esercito romano condotto da Lucio Emilio Mamercino, costretto ad una fuga notturna. D’altra parte i Volsci non era la prima volta che sconfiggevano i romani infatti sia Tito Livio che Plutarco ci tramandano che ad Anzio si ritirò in esilio Gneo Marcio Coriolano, prima eroe romano nella guerra contro i Volsci e poi esiliato; Plutarco ci narra che fu accolto dal nobile anziate Attio Tullio, con il quale organizzò la strategia di sollevazione contro Roma che, tra il 489 a.C. e il 488 a.C., portò i Volsci ad arrivare a pochi chilometri da Roma. Nel 469 a.C. i Romani conquistarono e distrussero la città volsca di Cenone, emporio e porto di Anzio dal quale partivano i pirati per le loro scorrerie e nel 468 a.C., dopo aver perso contro i Romani la battaglia di Anzio, gli Anziati si arresero ai Romani che lasciarono un presidio armato in città per poi trasformarla in colonia e, nel 459 a.C., assediarla nuovamente e riconquistarla dopo che, sia i Volsci che i coloni romani, si erano ribellati al controllo di Roma.

La città ospitò Cicerone quando, tornato dall’esilio, vi riorganizzò i resti delle sue biblioteche, desiderando custodirli in un posto sicuro; egli era in continuo viaggio tra le sue proprietà di Formia, di Arpino, di Tuscolo, di Roma ma Anzio era la sua meta preferita insistendo nell’invitare l’amico Attico il quale gli procurò l’aiuto del liberto Tyrannio e poi dei due librarii Dionisus e Menophilus nel 56 a. C.; è lo stesso Cicerone a raccontare all’amico che in Anzio si svolgono combattimenti gladiatorii da lui molto apprezzati e che vi si svolgono i ludi ai primi di maggio. I romani più importanti scelsero, tra le loro numerose destinazioni turistiche, Anzio come luogo in cui costruire sontuose ville in riva al mare; la stessa villa di Cicerone, sulla base delle indicazioni che egli ne da in una epistola, possiamo ben immaginare sorgesse sulla riviera di ponente più a nord del grande complesso imperiale.

 

Una parte importante della città di Antium si trovava sull’altura oggi occupata da Villa Borghese  benché gli imperatori della dinastia Giulio-Claudia visitassero frequentemente Anzio e Mecenate vi possedesse una villa. Tacito ci riporta che ad Anzio nacquero gli imperatori Caligola e Nerone ed è sempre lo storico a trasmetterci dell’esistenza della celebre villa da cui Nerone ammirò l’incendio di Roma; quest’ultimo fondò una colonia di veterani in città e costruì un nuovo porto, le cui rovine sono tuttora visibili. La struttura, a picco sul mare, si estendeva lungo la fascia costiera a partire dalla punta di Capo d’Anzio per più di 800 metri fino al capo dell’Arco Muto; possedeva una ricca biblioteca con scaffali in legno, adornati da borchie d’oro, mentre negli ambienti più segreti è verosimile ci fosse un museo domestico, con immagini di centauri e amazzoni, da cui provengono l’Apollo del Belvedere, il Gladiatore Borghese e la Fanciulla di Anzio. La sua villa venne utilizzata come residenza dei diversi imperatori che si succedettero e in età Severiana vennero realizzate le terme di cui oggi è visibile solo il calidarium.

“O passo ore piacevoli tra i libri, di cui ad Anzio ho bella dovizia, o sto a contare le onde del mare… e sono persino ancora incerto se debba fermarmi ad Anzio e passare tutto questo periodo di tempo qui, dove pure meglio sarebbe stato essere duumviro che non a Roma” così scrive Cicerone al suo amico descrivendo, pertanto, la preziosità della città e il piacere di esserne ospite e lo scriveva oltre 2000 anni fa restando attratto dalla sua bellezza paesaggistica che allora come oggi è meta prediletta di personaggi famosi, della politica, del mondo dello spettacolo, del mondo dell’arte e forse appunto questa presenza, che dovrebbe essere considerata importante e non ingombrante, potrebbe essere il motivo per concedere ad Anzio il suo giusto ruolo di località turistica d’eccezione oggi come 2000 anni fa anche attraverso la salvaguardia di quelle vestigia che sono le sue origini consentendo alla sua popolazione di godere del vero tesoro rappresentato dalla sua storia.

mosaico anzio

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