La religione dell’antica Roma nel libro “Gli déi ci guardano”

La religione dell'antica Roma Gli dei ci guardano - libro

Della religione dell’antica Roma se ne parla nel libro Gli déi ci guardano disponibile su MondadoriStore, LaFeltrinelli, Amazon e sugli altri principali canali di distribuzione libraria.


A spiegarlo è l’autore, Domenico Oliva, il quale ci spiega il tema che affronta il libro: “In origine la religione dei Romani era quella di un popolo semplice di pastori e di agricoltori: ciascuno desiderava sicurezza e protezione per sé, per la famiglia, per gli animali e per i campi. Questa religiosità era dunque legata principalmente all’ambito agreste ed era caratterizzata da un sentimento di timore; essi avvertivano intorno a sé, nella quotidianità della vita, la presenza di forze misteriose in grado di condizionare ogni aspetto dell’esistenza sia dell’individuo che della comunità.

Di fronte a queste forze insite nella natura, essi sentivano fragili, impotenti, temevano per sé, per le loro famiglie, per i raccolti, per il bestiame; per questo motivo come rimedio a questo stato di timore e per rendere benigne quelle presenze, iniziarono a ricorrere a cerimonie a carattere agricolo e pastorale per allontanare gli spiriti avversi e per propiziarsi quelli benevoli.

Si venne, così, a creare un rituale che sin dai primordi di Roma venne codificato dal re Numa Pompilio dando vita a una religione che divenne la religione di Stato e che era composta da regole e formule ben precise. I Romani arrivarono a considerare la religione una sorta di dovere morale e civile di ogni cittadino e non intraprendevano nulla di importante se non dopo aver ottenuto l’approvazione degli dei, nella convinzione che qualunque azione umana, senza il loro favore, fosse destinata al fallimento.

Gli déi ci guardano di Domenico Oliva –
prefazione di Marco Guidi

Il sentimento religioso, però, non si basava su un rapporto spirituale e intimo con la divinità, ma piuttosto sull’adempimento di una serie di atti di culto, ritualmente codificati, ai quali ogni cittadino era tenuto a partecipare per il bene della città.

Si crearono vari collegi sacerdotali, ciascuno deputato a svolgere funzioni ben precise e con compiti specifici, così come un calendario di festività dedicate a dei e divinità diverse tra loro e celebrate in differenti periodi dell’anno. Sorsero templi di varia grandezza e dedicati a divinità differenti.

Nella ricerca spasmodica di avere dalla propria parte più divinità possibili, i romani, attraverso riti ben precisi “si appropriavano” anche delle divinità dei popoli con i quali venivano in contatto o che conquistavano nel corso delle loro campagne militari e di espansione.”

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